L’ultimo post non era una improvvisata sezione di cucina. Era il preludio all’articolo che segue e che introduce un argomento tanto complesso quanto interessante: il concetto di farmacocrazia.
Ecco come un altra voce di Wikipedia, questa volta non sulla noce moscata bensì sulla canapa.
Prove dell’utilizzo della cannabis si hanno fin dai tempi del Neolitico, come dimostrato dal ritrovamento di alcuni semi fossilizzati in una grotta in Romania. I più famosi fumatori di cannabis dell’antichità furono gli Hindu di India e Nepal e gli Hashashin, presenti in Siria, dai quali prese il nome l’Hashish. La cannabis fu anche utilizzata dagli Assiri, che ne appresero le proprietà psicoattive dagli Arii e grazie ad essi, fu fatta conoscere ed utilizzare anche a Sciiti e Traci, che se ne servirono anche per riti religiosi . Nel 2003 fu ritrovata in Cina una borsa di pelle contenente alcune tracce di Cannabis e semi risalenti a 2500 anni fa. Ganja è il termine in antica lingua sanscrita per la Cannabis, attualmente associato soprattutto alla cultura creolo-giamaicana, che utilizza questo termine per indicare la marijuana, ritenuta dai Rastafariani indispensabile per la meditazione e la preghiera. Tale interpretazione ha trovato conferme negli studi dell’antropologa Sula Benet che nella bibbia ha trovato riferimenti ad un uso sacrale della cannabis laddove si parla di kaneh bosm (קְנֵה בֹשֶׂם).
In europa l’uso della Cannabis come sostanza psicoattiva è abbastanza recente, probabilmente dovuto al fatto che in Europa si diffuse maggiormante la specie Cannabis sativa mentre la Cannabis indica, più ricca di principi attivi stupefacenti, è entrata in Europa molto più tardi nell’ottocento, probabilmente grazie a Napoleone, interessato a questa pianta per alleviare il dolore e per i suoi effetti sedativi.
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Cosa distingue questo pezzo dal post precedente? Ce lo spiega Thomas S. Szasz, Professore di Psichiatria emerito presso lo Health Science Center, State University di Syracuse, New York, nell’introduzione del suo “Il mito della droga“.
“C’è probabilmente una cosa, e una soltanto, su cui concordano i cattolici, i protestanti, gli ebrei, i maomettani e gli atei; una cosa su cui concordano i democratici, i repubblicani, i socialisti, i comunisti, i liberali e i conservatori; una cosa su cui concordano le autorità mediche e scientifiche di tutto il mondo; e su cui concordano i punti di vista, espressi attraverso sondaggi di opinioni e risultati di votazioni, della grande maggioranza delle persone di ogni paese civilizzato.
Questa cosa è il “fatto scientifico” che certe sostanze che alla gente piace ingerire o iniettarsi sono “pericolose” sia a coloro che ne fanno uso sia agli altri; e che l’uso di tali sostanze costituisce “abuso di droga” o “assuefazione alla droga” — una malattia, questa, che le forze unite della professione medica e dello stato hanno il dovere di controllare e sradicare.
Tuttavia, c’è scarsa concordanza — da persona a persona, da paese a paese, e addirittura da decennio a decennio — a proposito di quali sostanze siano accettabili, e il loro uso sia quindi da considerarsi un passatempo alla portata di tutti, e quali invece siano inaccettabili”.
da “Il mito della droga”, 1974
Secondo Szasz le ragioni sono fondamentalmente di Potere, il potere di controllare i propri cittadini attraverso la regolamentazione del loro rapporto col proprio lato spirituale, o se vogliamo dirla alla nietzschiana, col proprio lato dionisico. Per dirla alla freudiana, col proprio inconscio.
Le regole di ieri erano: tabacco si, alcol si, il resto no. Oggi le regole sono: medicine si, psicofarmaci si, il resto no.
E’ evidente quanto il potere di decidere quale droga debba assumere un popolo e quale no incide profondamente anche nel proprio modo di guardare e comprendere il mondo. La scelta delle droghe è parte integrante della ideologia del gruppo al potere in quel momento. E’ anch’essa una forma di controllo sociale, così come la Medicina Ufficiale, incontrastata regina che decide cosa fa bene e cosa fa male: il grasso male, la frutta bene, la carne male, le droghe male, le operazioni chirurgiche bene (anche per dimagrire? anche quelle estetiche?). La prima causa di morte in Italia sono gli incidenti stradali, seguono malattie cardiovascolari e tumori. Però nessuno propone di vietare le automobili, le salsicce o fabbriche e inceneritori.
Ecco come la Medicina Ufficiale mantiene la propria autorità, decidendo cosa è bene e cosa è male, e facendo imprigionare chiunque non segue le sue regole, bollato come cialtrone o spacciatore. Un altro aspetto del Pensiero Unico orwelliano in cui viviamo.