Novembre 30, 2009

Chi di mafia ferisce, di mafia perisce

Mettiamo che un politico faccia una promessa. Mettiamo che questa promessa gli consenta di vincere le elezioni. Mettiamo che il politico in questione non riesca (o non voglia) mantenere questa promessa.

Bella scoperta, direte voi, sarebbe una notizia se un politico mantenesse le promesse fatte in campagna elettorale!

Mettiamo però che la promessa non sia stata fatta agli elettori, bensì a una lobby, una lobby un po’ particolare: la mafia.

Che cosa accade se questa promessa non viene mantenuta? Gli elettori hanno pochissimi strumenti per far valere il proprio peso, non possono fare altro che lasciare che il politico governi e la volta successiva cercare un canditato migliore da votare. Per la mafia invece è un po’ diverso.

Come tutte le lobbies, la mafia investe, finanzia, aiuta e vuole in cambio una contropartita. Se la contropartita non arriva, cominciano i problemi. Ora, senza fare nessuna ulteriore insinuazione, riportiamo qualche stralcio dei quotidiani di questi giorni.

Accade che, nella convinzione di “essere stata venduta” dopo “le trattative” degli anni Novanta, la famiglia di Brancaccio ha deciso di aggredire – in pubblico e servendosi di un processo – chi “non ha mantenuto gli impegni”. Ci sono anche i messaggi di morte. Al presidente del Senato, Renato Schifani, siciliano di Palermo. O, come raccontano le “voci di dentro” di Cosa Nostra, avvertimenti che sarebbero piovuti su Marcello Dell’Utri. Un’intimidazione che ha – pare – molto impaurito il senatore e patron di Publitalia.

[...] “quando questo politico avrebbe vinto le elezioni, si sarebbe quindi interessato a far abolire il 41 bis (…). Quando Berlusconi [è] stato presidente del Consiglio per la prima volta, nell’organizzazione erano tutti contenti, perché si stava muovendo nel senso desiderato e [si disse] che la proroga del 41 bis era stata solo per ‘fintà in modo da eliminarlo del tutto alla scadenza”.

[...] “se non arriva niente da dove deve arrivare, è bene che anche noi cominciamo a parlare con i magistrati”. La frase è eloquente. C’è un accordo. Chi lo ha sottoscritto, non ha rispettato l’impegno. Per cavarsi dall’angolo, c’è un solo modo: dissociarsi, collaborare con la giustizia, svelare le responsabilità di chi – estraneo all’organizzazione – si è tirato indietro. Accusarlo può essere considerato “un’infamia”?

[...] Ora bisogna mettere in ordine quel che si intuisce nelle mosse di Cosa Nostra. I “pentiti” non sono maledetti da chi, in teoria, stanno tradendo. Al contrario, ricevono attestati di solidarietà, segnali di rispetto, addirittura cenni di condivisione per una scelta che alcuni non hanno ancora la forza di decidere. E’ più che un’impressione: è come se chi offre piena collaborazione alla magistratura (Spatuzza, Romeo, Grigoli) abbia l’approvazione di chi governa la famiglia.

Berlusconi, ti stanno vendendo. Come hanno fatto con Riina prima e con Provenzano poi. Sei solo un altro boss che è passato di moda.

Novembre 28, 2009

Quel mafioso di Berlusconi

Palermo – Stiamo ai fatti. Come anticipato dal Giornale nei giorni scorsi, più procure antimafia stanno chiudendo la partita su Silvio Berlusconi a cui sono pronte a riservare anche una richiesta di confisca dell’intero patrimonio. Il premier è (dovrebbe essere) indagato a Firenze per concorso in strage, così almeno lasciava intendere ieri mattina il quotidiano la Repubblica. Il Cavaliere è (dovrebbe essere) indagato per concorso esterno pure a Palermo, dove da giorni si susseguono le riunioni dei pm mentre i boatos sull’invio di un avviso di garanzia – pare rimandato per l’intervento del presidente Giorgio Napolitano – si rincorrono a palazzo di giustizia. Nel frenetico tam tam giudiziario sono da prendere con le molle le indiscrezioni di un possibile avviso di garanzia anche per Renato Schifani, presidente del Senato, tirato in ballo da Gaspare Spatuzza, il pentito che dopo un anno di interrogatori s’è ricordato di identificare in Berlusconi e Dell’Utri i «mandanti esterni» delle stragi del 1993. Sia Firenze che Palermo e Caltanissetta, sull’iscrizione del premier nel registro degli indagati, non confermano. Ma soprattutto non smentiscono quanto da giorni si sta ipotizzando a proposito di un’inchiesta incentrata sul presidente del Consiglio accusato da Spatuzza e da una batteria di colleghi pentiti (vedi Giuseppe Ciaramitaro, Salvatore Grigoli e soprattutto Pietro Romeo) di aver armato la mano di Cosa nostra negli attentati del ’93 per spianare la strada allo stesso Berlusconi e al suo movimento Forza Italia, scesi in campo nel ’94.

Da dove arriva questo articolo incredibilmente pesante per il premier? Dal Giornale, il suo quotidiano di famiglia.

E’ comprensibile, il Cavaliere è stanco di sfuggire ai suoi inseguitori, vuole affrontarli a viso aperto, come il Duce fece con l’omicidio Matteotti Berlusconi vuole rivedicare la sua mafiosità, e la sbandiera ai quattro venti. Non è più una terribile onta da nascondere, ma è qualcosa di cui andare fieri. Il Regime ha già usato questo grimaldello per sgretolare la morale pubblica: prima si è vantato di essere misteriosamente straricco, poi di essere evasore fiscale, poi di essere un puttaniere, ora di essere mafioso. Le altre volte ha funzionato, funzionerà anche oggi. Sta succedendo adesso.

«C’è qualcuno che dice che mi sono molto occupato di mafia, a partire dal ‘92. È vero: sulla mafia ho raccontato molte storielle…» Imitando il dialetto palermitano, Berlusconi ha raccontato questa barzelletta: «Un bimbo siciliano chiede al padre ‘papà, vero è che morì Einstein?’, e il padre risponde ‘vero è, troppo sapeva…’» (27 novembre 2009)

“Prima hai parlato di problemi con la mafia. Che problema c’e'? Ci sono io. Se trovo quelli che hanno scritto i libri sulla piovra, che ci hanno fatto conoscere nel mondo per la mafia, giuro che li strozzo” (28 novembre 2009)

Novembre 25, 2009

Riforma della giustizia: no comment

MILANO – ‘‘Vedremo quale sara’ l’esito. Credo si possa discutere sul fatto che i processi devono essere definiti in tempi ragionevoli, ma deve essere chiaro che questa non e’ la riforma della giustizia”.

Lo ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini, presentando a Milano al Corriere della Sera il suo libro. Fini, ritornando al ddl sul processo breve, ha quindi spiegato: ”e’ giusto parlarne come e’ giusto prevedere delle risorse, ma ribadisco che non e’ questa la riforma della giustizia”. Fini ha anche parlato della immunita’ parlamentare e ha precisato che ”anche di questo si puo’ parlare perche’ gli europarlamentari, per esempio, hanno prerogative che i parlamentari italiani non hanno. Anche questa, pero’, non e’ la riforma della giustizia”.

Traduzione: Si, possiamo fare la legge che cancella la metà di TUTTI I PROCESSI ITALIANI (ROMA (Reuters) – Dal 10 al 40% dei processi penali rischiano di chiudersi prima della sentenza, se entrerà in vigore il disegno di legge sui processi brevi. Lo ha detto oggi il Consiglio superiore della magistratura Per quanto riguarda i processi civili, l’effetto della legge rischia di essere “devastante”, ha riferito il Csm, con ripercussioni su quasi la metà dei processi.)

Roma, 24 nov. (Apcom)

Riforme/ Bersani: Da Fini parole sagge, Pd pronto al confronto

 

No comment

Novembre 22, 2009

Quello stronzo di Fini

C’è un tizio che va in giro a fare quello simpatico, a parlare coi ragazzi nelle scuole, è un individuo che fa credere agli immigrati di essere dalla loro parte, si comporta come fosse il più acerrimo nemico di Berlusconi invece di un suo alleato da un ventennio.

E’ Gianfranco Fini, il nuovo fantoccio made in Arcore che il Potere sta usando per dare l’impressione che in Italia ci siano diversi punti di vista, un pluralismo di idee differenti e distinte, insomma per mascherare l’ovvia realtà di un Pensiero Unico che ha assimilato tutto e che interpreta tutti i ruoli della scenaggiata: dal Capo al Dissidente, dal Rivoluzionario al Conservatore, dalla maggioranza all’opposizione.

A proposito di opposizione: ciao Bersani, non eri tu il capo della sinistra, l’alternativa a Berlusconi? Per carità, lungi da me rimpangere Franceschini, ma almeno lui faceva finta, recitava la commedia. Te ne sei accorto, caro Bersani, che da quando non c’è più lui “il capo della sinistra” (per citare Carlo Vulpio) lo fa Fini?

Ora, per far capire che mi ride anche l’ombelico a vedere sta sceneggiata, facciamo una brevissima biografia del Presidente della Camera:

Inizialmente non era interessato alla politica, ma nel 1968, a sedici anni, si ritrovò coinvolto in alcuni scontri davanti ad un cinema dove un gruppo di militanti di sinistra stava contestando la proiezione del controverso film sul Vietnam Berretti verdi, episodio che lo spinse ad iscriversi alla Giovane Italia. Molti anni dopo racconterà in un’intervista:
« Non avevo precise opinioni politiche. Mi piaceva John Wayne, tutto qui. Arrivato al cinema, beccai spintoni, sputi, calci, strilli perché gli estremisti rossi non volevano farci entrare. E così per reagire a tanta arroganza andai a curiosare nella sede cittadina della Giovane Italia. »
(Gianfranco Fini, da un’intervista del 9 ottobre 2004)
Iniziò così la sua carriera politica nel Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano.
Al congresso giovanile era arrivato quinto su sette eletti nella segreteria; fu Almirante, di autorità, a sceglierlo, come prevedeva lo statuto, segretario. Nel 1983 viene eletto per la prima volta alla Camera dei deputati. Rieletto nel 1987, nel settembre dello stesso anno alla festa del partito a Mirabello, Almirante lo candidò pubblicamente come suo successore alla segreteria del partito.

Da delfino di Almirante, fascista doc, Fini applica i suoi pessimi gusti cinematografici (e la sua ideologia repressiva e antidemocratica) alla politica del Governo di cui farà parte dal ‘93 in poi, con leggi liberticide come la Bossi-Fini sull’immigrazione e la Fini-Giovanardi che abolisce la distinzione tra droghe leggere e pesanti.

Ora, non mi sembra ci voglia un genio per capire cosa è successo: intorno al 2005, qualche burattinaio di Berlusconi sarà andato dal fedele Gianfranco a dirgli: senti, l’opposizione al nostro regime è quasi completamente sparita. Per dargli il colpo di grazia ci vorrebbe una bella strategia di organizzazione del dissenso. Cioè se è il regime stesso a fare opposizione, togliamo tutto lo spazio politico e culturale a chiunque si voglia opporre a noi. Lo fai tu eh, comincia domani.

E Fini obbedisce, tirando fuori dichiarazioni che solo 5 anni prima sarebbero state impensabili: voto per gli immigrati, si alle coppie omosessuali, oddio la Shoa che brutta, si alla cittadinanza agli stranieri e dulcis in fundo una strenua a difesa delle istituzioni e della magistratura rispetto agli attacchi di Berlusconi.

Soltanto a parole, naturalmente, perchè nei fatti Fini è il più fedele alleato di Berlusconi, non ha mai causato una crisi di governo (Bossi si), non ha mai messo il veto sulle porcherie di quest’ultimo, non ha mai puntato i piedi in nessuna occasione.

Da qui, l’ineffabile impressione che qualcuno stia tentando di prendermi per il culo. E’ inutile che dai dello stronzo a chi è razzista, usando un linguaggio che se lo usassi io mi darebbero del grillino, lo stronzo è chi ha approvato il reato di clandestinità, e chi è stato condannato dall’Unione Europea perchè tratta i clandestini come i nazisti trattavano gli ebrei. Cioè il tuo governo, caro Fini: ti sei dato dello stronzo da solo. Chiamami la prossima volta, lo faccio io. Gratis.

Novembre 14, 2009

Oh Web delle mie brame

Oggi mi è successa una cosa curiosa.

Un certo Filippo ha commentato un articolo, e non era nessuno che conoscevo. E’ la prima volta che accade da quando questo blog è aperto. No, non mi vergogno affatto, il mio blog ha pochissime visite, è un pensatoio personale, ma questa volta ha funzionato perfettamente anche da sperimentatore sociale.

Lo sconosciuto Filippo era la stessa persona che prendevo di mira nel mio articolo, che rispondeva piccato alle mie provocazioni. Nel post sostenevo, prendendolo a esempio, come nei partiti gli anagraficamente giovani  ricalchino perfettamente i processi mentali degli “anziani”, loro protettori, ed è effettivamente per loro l’unico modo per fare carriera nella degenerazione clientelare che i partiti sono divenuti.

Ci ho messo qualche minuto, ma poi ho realizzato una cosa essenziale, che non c’entrava assolutamente nulla con l’argomento del post.

Nella Rete ognuno di noi ha una immagine virtuale di sè, un avatar di che ha una reputazione che deve essere difesa, una rete di contatti virtuali che deve essere gestita e tenuta viva. Ci sono stati altri esempi prima, come myspace, ma ora c’è facebook e minoritariamente i blog. Curare l’immagine virtuale di sè è un lavoro, richiede tempo, e chi si imbarca un minimo seriamente in un ruolo pubblico (ad esempio in politica) si trova volente o nolente a fare cose come cercare il proprio nome su un motore di ricerca qualsiasi per vedere se qualcuno parla male di noi.

Il risultato? Ognuno legge solo sè stesso. Cerca informazioni su di sè, risponde a propri commenti, cura il proprio blog o il proprio socialnetwork personale. Internet è una stanza affollata di sordi. Tutti scrivono e nessuno legge gli altri, che a loro volta scrivono moltissime informazioni ma non leggono altri se non sè stessi o cose riguardanti sè.  E’ una nuova forma di solitudine, ancora più individualista della televisione, siamo immersi totalmente nella contemplazione del proprio io, lucidiamo la statua del nostro ego, lo stagno del nostro narcisismo.

Devo ricordarmi di tenere questo blog per raccogliere idee e reazioni, poi tutto dovrà essere tritato, plasmato e riportato alla sua forma più giusta. La carta.

Novembre 11, 2009

Repubblica Mafiosa Italiana

piovra

La relazione tra Mafia e Politica non è più una collusione, non è più un rapporto stretto, non è più una fratellanza: sono la stessa cosa.

Cercando su Google News le parole “mafia” e “politica” ci si trova di fronte a quasi 2mila articoli, pubblicati su siti ufficiali di informazione. Google News non è Google, che cerca nell’intero web, la sezione news linka solo gli articoli di informazione pubblicati negli ultimi due giorni. Questo per dare una visione di insieme della mastodonticità del problema.

Le mafie coincidono con la politica, con la politica nel suo insieme, così a destra come a sinistra; la malavita non è trasversale, è onnipresente, riempie ogni spazio disponibile, corrode e colma con la sua presenza totalitaria ogni luogo democratico. Le primarie, le elezioni ad ogni livello amministrativo, la scelta dei candidati, gli appalti, i piani regolatori. Dal senatore del Pd Nino Papania, al caso Cosentino, sono solo la punta dell’iceberg: ogni settimana nasce un caso nuovo, a dimostrazione che è il sistema ad essere marcio e che questo sistema politico mafioso gode dell’appoggio, anzi si esprime proprio nelle dirigenze nazionali dei partiti.

Non solo Berlusconi, pesantemente coinvolto nel processo che ha condannato a 9 anni per mafia Marcello Dell’Utri, fondatore di Forza Italia. Bersani in cosa è diverso? Quali sono state le sue azioni da segretario del Pd dopo aver scoperto che le primarie in cui è stato eletto erano pesantemente manovrate dalla malavita, che così come porta pacchetti di voti alle elezioni amministrative e politiche, così fa con le primarie interne di un partito. Lo ha spiegato Roberto Saviano in un suo recente articolo, ma lo ha ammesso lo stesso Michele Caiazzo, consigliere regionale Pd proprio della Campania.

D’altra parte i partiti non possono essere la soluzione di tali problemi, poichè ne sono la causa, come dice Elio Veltri. Il sistema partitocratico, la democrazia rappresentativa stessa è l’habitat perfetto per lo svilupparsi della malavita organizzata e delle mafie italiane in particolare, grazie alla loro lunga tradizione di controllo del territorio e di collusione politica, come il mafioso Andreotti insegna. C’è un problema di compatibilità tra la democrazia elettiva e le clientele: come distinguere un bacino di voti da un pacchetto pagabile al portatore? Qual’è la differenza sostanziale tra il voto di scambio e le promesse elettorali? Tra i contibuti elettorali e le tangenti, tra lo scambio di favori e l’assegnazione degli appalti?

Finchè non si affronteranno questi problemi, in tutte le loro implicazioni, il potere delle mafie crescerà a dismisura, così come è successo sin dalla fondazione della Repubblica Italiana.

Novembre 10, 2009

La caduta del muro di Pechino

Muroberlino

graffito sul muro di berlino

Passata la mezzanotte, sono già un ricordo le celebrazioni della caduta del Muro di Berlino. Una grande festa, che abbraccia tutto il mondo Occidentale, esultante al sol rimembrare quel momento di gloria, la vittoria definitiva sul blocco sovietico.

Allora non si sapeva, erano i primi approcci di mondo globalizzato. Non si era mai visto un conflitto permanente, la Guerra Fredda, che divideva in due fazioni l’intero pianeta. Quando uno dei due vince? Ha fatto jackpot? Ha vinto il globo terreste, tutto l’esistente in un colpo solo?

Non si sapeva forse allora, ma oggi si sa: non c’è niente di peggio per una ideologia che vincere. Lo sta scoprendo ora il capitalismo, trionfante religione del dio denaro, che orfana del suo speculare avversario ha scoperto di non piacere a nessuno. La caduta del muro di Berlino ha segnato non solo la sconfitta dell’ideologia comunista, ma anche di quella capitalista.

Esempio emblematico la Chiesa Cattolica: strenue nemica dei rossi, ha scoperto dopo la caduta del muro un viscerale odio per il consumismo, per l’edonismo sfrenato, per il capitalismo stesso. Si sceglie sempre il meno peggio, ed il peggio era l’Unione Sovietica. Ma se quest’ultima scompare, le brutture di un sistema economico disumano sono un pugno in un occhio persino per la multinazionale Santa Sede spa.

Il capitalismo ha provato a riciclarsi come Baluardo di Libertà, inventandosi un nemico ad hoc: il Terrorismo. Però, a distanza di quasi un decennio possiamo dirlo, non ci ha creduto nessuno. E’ andata male ragazzi, la vostra popolarità è in declino.

Un’ideologia quando vince si dimostra quello che è, un modo come un altro per nascondere il potere dietro a belle frasi e idee altisonanti. E’ successo nel blocco occidentale, così come è successo a Cuba, o in Cina. Su Cuba, c’è poco da dire, alla faccia dei vari associazionismi di sinistra che fanno tanto i solidali. I cubani si son fatti una rivoluzione per trovarsi una monarchia, schiatta Castro va su il fratello. Bella presa per il culo.

La Cina è stata capace di essere moderna. Che significa efficacemente spietata e ottusamente miope. Il sistema capitalistico è stato importato, fagocitato, digerito ed espulso in una nuova forma più asciutta, secca, essenziale. Una società consumista, sì, ma meglio: i dissidenti si fucilano, i cittadini non hanno diritti e soprattutto è superato quel preistorico teatrino rituale delle elezioni. Le lobbies nominano direttamente i dirigenti e via, easy and fast.

E’ caduto un altro muro, quello che isolava l’Oriente come fosse un prezioso giardino botanico. E’ caduto un altro muro, e questa volta abbiamo perso noi.

Novembre 6, 2009

Accenni di farmacocrazia

L’ultimo post non era una improvvisata sezione di cucina. Era il preludio all’articolo che segue e che introduce un argomento tanto complesso quanto interessante: il concetto di farmacocrazia.

Ecco come un altra voce di Wikipedia, questa volta non sulla noce moscata bensì sulla canapa.

Prove dell’utilizzo della cannabis si hanno fin dai tempi del Neolitico, come dimostrato dal ritrovamento di alcuni semi fossilizzati in una grotta in Romania. I più famosi fumatori di cannabis dell’antichità furono gli Hindu di India e Nepal e gli Hashashin, presenti in Siria, dai quali prese il nome l’Hashish. La cannabis fu anche utilizzata dagli Assiri, che ne appresero le proprietà psicoattive dagli Arii e grazie ad essi, fu fatta conoscere ed utilizzare anche a Sciiti e Traci, che se ne servirono anche per riti religiosi . Nel 2003 fu ritrovata in Cina una borsa di pelle contenente alcune tracce di Cannabis e semi risalenti a 2500 anni fa. Ganja è il termine in antica lingua sanscrita per la Cannabis, attualmente associato soprattutto alla cultura creolo-giamaicana, che utilizza questo termine per indicare la marijuana, ritenuta dai Rastafariani indispensabile per la meditazione e la preghiera. Tale interpretazione ha trovato conferme negli studi dell’antropologa Sula Benet che nella bibbia ha trovato riferimenti ad un uso sacrale della cannabis laddove si parla di kaneh bosm (קְנֵה בֹשֶׂם).

In europa l’uso della Cannabis come sostanza psicoattiva è abbastanza recente, probabilmente dovuto al fatto che in Europa si diffuse maggiormante la specie Cannabis sativa mentre la Cannabis indica, più ricca di principi attivi stupefacenti, è entrata in Europa molto più tardi nell’ottocento, probabilmente grazie a Napoleone, interessato a questa pianta per alleviare il dolore e per i suoi effetti sedativi.

————————————————————————–

Cosa distingue questo pezzo dal post precedente? Ce lo spiega Thomas S. Szasz, Professore di Psichiatria emerito presso lo Health Science Center, State University di Syracuse, New York, nell’introduzione del suo “Il mito della droga“.

“C’è probabilmente una cosa, e una soltanto, su cui concordano i cattolici, i protestanti, gli ebrei, i maomettani e gli atei; una cosa su cui concordano i democratici, i repubblicani, i socialisti, i comunisti, i liberali e i conservatori; una cosa su cui concordano le autorità mediche e scientifiche di tutto il mondo; e su cui concordano i punti di vista, espressi attraverso sondaggi di opinioni e risultati di votazioni, della grande maggioranza delle persone di ogni paese civilizzato.

Questa cosa è il “fatto scientifico” che certe sostanze che alla gente piace ingerire o iniettarsi sono “pericolose” sia a coloro che ne fanno uso sia agli altri; e che l’uso di tali sostanze costituisce “abuso di droga” o “assuefazione alla droga” — una malattia, questa, che le forze unite della professione medica e dello stato hanno il dovere di controllare e sradicare.

Tuttavia, c’è scarsa concordanza — da persona a persona, da paese a paese, e addirittura da decennio a decennio — a proposito di quali sostanze siano accettabili, e il loro uso sia quindi da considerarsi un passatempo alla portata di tutti, e quali invece siano inaccettabili”.

da “Il mito della droga”, 1974

Secondo Szasz le ragioni sono fondamentalmente di Potere, il potere di controllare i propri cittadini attraverso la regolamentazione del loro rapporto col proprio lato spirituale, o se vogliamo dirla alla nietzschiana, col proprio lato dionisico. Per dirla alla freudiana, col proprio inconscio.

Le regole di ieri erano: tabacco si, alcol si, il resto no. Oggi le regole sono: medicine si, psicofarmaci si, il resto no.

E’ evidente quanto il potere di decidere quale droga debba assumere un popolo e quale no incide profondamente anche nel proprio modo di guardare e comprendere il mondo. La scelta delle droghe è parte integrante della ideologia del gruppo al potere in quel momento. E’ anch’essa una forma di controllo sociale, così come la Medicina Ufficiale, incontrastata regina che decide cosa fa bene e cosa fa male: il grasso male, la frutta bene, la carne male, le droghe male, le operazioni chirurgiche bene (anche per dimagrire? anche quelle estetiche?). La prima causa di morte in Italia sono gli incidenti stradali, seguono malattie cardiovascolari e tumori. Però nessuno propone di vietare le automobili, le salsicce o fabbriche e inceneritori.

Ecco come la Medicina Ufficiale mantiene la propria autorità, decidendo cosa è bene e cosa è male, e facendo imprigionare chiunque non segue le sue regole, bollato come cialtrone o spacciatore. Un altro aspetto del Pensiero Unico orwelliano in cui viviamo.

 

Novembre 4, 2009

A proposito di droghe

Myristica fragrans

Myristica fragrans è un albero originario delle isole Molucche (Indonesia) ed oggi coltivato nelle zone intertropicali. Parti del suo frutto vengono commercializzate come spezie: il seme decorticato è la noce moscata, mentre la parte esterna che lo ricopre fornisce il macis.
Descrizione
Myristica fragrans è un albero sempreverde che può raggiungere l’altezza di 20 metri.
La noce moscata
La noce moscata (da “noce di Masqat”) è una spezia usata in cucina. È il seme della pianta, di forma ovale arrotondata, ha sapore e odore particolari, dovuti alla presenza di un olio aromatico.

Usi

Farmaceutico

Agli inizi del Settecento, per le sue caratteristiche di antisettico fu considerato come rimedio per oltre cento malattie. Attenua nausea e vomito, mentre il burro è efficace, per uso esterno contro i dolori reumatici e nevralgici.

Tossicità durante la gravidanza
Una volta era utilizzato come abortivo, tuttavia, in ambito culinario è possibile l’assunzione in piccole quantità. Tuttavia, se consumato in alte dosi, inibisce la produzione di prostaglandine che possono influenzare lo sviluppo del feto.

Stupefacente
Ingerita in dosi elevate (5 grammi), disciolta in acqua o sotto forma di infuso, provoca una leggera alterazione dello stato di coscienza, con anche la possibilità che si presentino allucinazioni visive dovute alla presenza di: miristicina, elemicina, safrolo e acido miristico. Le strutture chimiche dei due composti sono simili alla noradrenalina o alle anfetamine di sintesi, mentre gli effetti sono più vicini a quelli dell’LSD. Per questo nel Novecento fu soprannominata stupefacente dei poveri.

Culinario
Oggi questa spezia è molto usata in cucina come ingrediente di dolci, budini e creme, ma anche di purè e verdure lesse. Spesso, nella cucina italiana, viene aggiunta nei ripieni per tortellini, ravioli e cannelloni fatti a base di carne, formaggio o spinaci.

Ottobre 30, 2009

L’Italia è brutta

E’ bello parlare di filosofia fra amici e poi guardare un film di Andrej Arsen’evič Tarkovskij.
Tornare a casa guidando lentamente e lasciare correre i pensieri.
Osservare i percorsi di tutti i giorni e sforzarsi di guardarli con occhi nuovi.
Goderne la fotografia, in un tratto dove gli alberi costeggiano la strada, una notte che la nebbia ha coperto con un velo di maya l’orizzonte spezzato.
Poi arrivi a una rotonda e tutto torna squallido. Fa schifo. I capannoni si susseguono bianchi, come mucche smarrite, nell’enorme recinto del mondo.
La totale assenza di qualsiasi criterio urbanistico, la speculazione edilizia più maniacale ha creato una periferia orribile, una periferia che cresce, sempre di più.
Qui si racconta che 60 anni fa per raggiungere un paesino distante 4 chilometri si attraversava la campagna, ora la Periferia inizia a torino e finisce a venezia, da sondrio scende fino a genova, ogni regione cova in seno un cancro di Periferia che si allarga sempre di più, insaziabile.
La Periferia ha cambiato il Mondo, ciò che noi osserviamo tutti i giorni della nostra vita. Viviamo in essa, siamo dipendenti della Periferia.

Ma non basta.

La Periferia è brutta. La Periferia esteticamente è un abominio. Ha sostituito in pochi decenni un paesaggio che esisteva da millenni, coesistendo con la Natura in modo certamente molto più armonioso dal punto di vista estetico, ecologico e sostenibile.
Ma questa volta concentriamoci dal punto di vista del degeneramento estetico: siamo costretti a subire una forma di violenza psicologica, direi una forma di controllo sociale, con effetti depressivi sulla nostra creatività e equilibrio psicofisico, esattamente come avviene per l’inquinamento ambientale.
Così come questo ci contamina di particelle cancerogene, l’inquinamento estetico della Periferia contamina con la sua negatività.
Come il nostro organismo biologico risente dell’inquinamento ambientale, il nostro spirito risente di quello estetico.
La condanna a vivere in un mondo che gli uomini stessi, quale ironia, hanno costruito col sudore della fronte, e che ora ci è inospitale. E’ di ostacolo alla nostra felicità. Ci siamo tirati la zappa sui piedi.

Che fine ha fatto il bello?
Relegato a fazzoletti di terra, a zone preservate, controllate e sorvegliate, oasi in cui è ammesso un ospite solo, al massimo i suoi familiari. Luoghi a volte antichissimi, dove ogni cosa è fatta con il massimo dispendio, anche se raramente con il massimo gusto.
Sono le ville, a volte addirittura così numerose e vicine da costituire piccoli Comuni, così come accade in Brianza, e certamente anche altrove.
Spazi pieni di natura e bellezza riservati a pochi eletti, sprecati da pochi individui che nell’impossibilità di condividerli finiscono per disinteressarsene, lo danno per scontato. Luoghi magnifici, costati energie infinite spese in centinaia di anni, vissuti da 3, 4 persone.
Il bello te lo devi poter permettere, quello gratis è finito.
Ciò che vale per la bellezza della campagna vale  per il fascino del centro storico.

La piazza non è fatta per sostare, solo  i pensionati, i barboni, gli immigrati e i drogati stanno in piazza più di venti minuti. Parlano e discutono ad alta voce.
Al Nord le panchine spariscono, rimosse da sindaci che non tollerano che sudici barboni possano usarle come misere brandine. Oppure applicano delle sbarre che rendono di una scomodità sadica il loro utilizzo come letto. Se non l’hai pagato significa che non è tuo, quindi non puoi usarlo. E già che ci siamo lo vietiamo a tutti.
Il pubblico non esiste più. E’ un concetto che apparteneva allo stato di diritto.

Precisazioni:
1) se pensate che la mia visione dell’inquinamento ambientale sia ipocondriaca, certamente avete ragione, ma ciò che la provoca è la conoscenza di precisi dati scientifici come quelli espressi dal dottor Michelangiolo Bolognini, che è intervenuto al bel summit di Teste Libere organizzato da Per il Bene Comune. La Periferia è come Taranto, una provincia che 100 anni fa era un paesotto di poche case. Cosa è ora ce l’ha raccontato Carlo Vulpio.
2) la cementificazione, il consumo del territorio è una delle cause, una fetta importante della degenerazione estetica. Le ragioni delle cause sono il movente che indica l’assassino, con un minimo di ragionamento logico, induttivo o deduttivo che sia. E la ragione che spinge i Comuni a cementificare il luogo dove quotidianamente gli amministratori stessi vivono (comportamento evidentemente autolesionista) è la necessità di denaro.

Finché l’ossigeno dei Comuni saranno gli oneri di urbanizzazione, finché lo stato diminuirà i trasferimenti di fondi, permetterà di pagare
la spesa corrente con gli oneri e non consentirà di aumentare le tasse locali, finché la nostra Terra non sarà considerata bene comune, l’inquinamento estetico ed ambientale continuerà ad espandersi incontrollato.
Proprio in questa direzione sarà la prossima iniziativa del Bene Comune ideata da Roberto Brambilla, sulla necessità di liberare le amministrazioni comunali dalla dipendenza spasmodica dagli oneri di urbanizzazione perfino per le sue spese correnti, inevitabili. Per pagare la luce e il riscaldamento del comune, per sovvenzionare i servizi quali il diritto allo studio, l’aiuto agli anziani.